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Piero Gilardi: Nuovi poteri e doveri dell’uomo – Marisa Vescovo

Piero Gilardi: Nuovi poteri e doveri dell’uomo – Marisa Vescovo

Gli anni Sessanta hanno puntato il mirino del loro cannocchiale da un lato sulla progettualità dell’opera, dall’altro sull’utilizzo di materiali comuni, poveri. Entrambe le tendenze sono state precedute dall’assimilazione della pop-art, portandola però su un terreno tipicamente italiano, quindi associata ad un modello di immagine forte, come forte è stato il peso del nostro passato. Gilardi, con i suoi tappeti natura in gommapiuma dipinta, ha avviato una ricerca di un imitazione del naturale quasi maniacale, ma anche un’esperienza percettiva artificiale delle cose che ci circondano. In un secondo tempo l’artista mostra come il mondo della tecnologia si misceli ormai con il tutto, cosicché le sue piante cantanti, i suoi vitigni danzanti, si ammantano di luci, di suoni, di proiezioni, che danno vita ad un diverso spettacolo dell’universo. Il suo problema indubbiamente è di mettere in scena ciò che muta. Gilardi sa bene che bisogna mettere in scena il soggetto, che oggi si presenta come un soggetto terminale, cioè un soggetto che abbandona il nichilismo e si muove in quello spazio ultimo in cui si realizza un nuovo rapporto con gli altri, con la natura, con le idee, luoghi dove avvengono altri incroci di pensiero, ibridazioni improvvise di linguaggi. Linguaggi capaci di confrontarsi con iconografie invisibili, col caos del sociale, con mondi virtuali, ma che richiedono anche la diretta partecipazione del pubblico, chiamato a sperimentare l’interattività fisicamente. Nel 1985 Gilardi dà vita al progetto lxiana, presentato alla Villette di Parigi. Con la serie dei modelli di architetture etniche di General intellect (1998) i fruitori devono indossare sensori, scegliere musiche e immagini legate a diverse etnografie, e poi muoversi per scoprire un’immensa periferia, entrare in case legate a origini e culture diverse, vivendo o rivivendo in modo virtuale quello che in effetti oggi essi vivono nella realtà. Il lavoro di Gilardi, dopo aver sperimentato le possibilità semantiche delle realtà virtuali e del cyberspazio telecomunicativo, si è ora diretto verso le allettanti prospettive dell’ingegneria genetica e dei mutamenti

e culturali che ne derivano. È inoltre vero che le dottrine biogenetiche sono un banco di prova per le dottrine morali del presente ed è altrettanto vero che ogni epoca lui la sua metafisica particolare, ora rappresentata dalla bioetica, la quale permette, in una società smarrita nella frenesia del consumo e nella superficialità delle immagini, di porsi il problema della vita e della morte, del dolore e della cura delle piccole creature e di quelle più grandi, che poi siamo noi. Di fronte allo sviluppo delle scienze della vita e delle biotecnologie il ruolo della morale non può essere quello di un supplemento d’anima, o di un’autorità normativa: in realtà ci troviamo davanti ad un compito di comprensione in gran parte imprevisto. Eppure assistiamo ad un predominio di un discorso sui temi della bioetica tutto giocato su parole dal forte contenuto simbolico ed emotivo e in cui sono in battaglia, senza dichiararsi, ideologie e utopie.

L’installazIone virtuale interattiva Biosphère ci dice che la biologia non comprende solo il mondo della natura, ma anche la seconda natura, ovvero la dimensione della nostra artificialità: i circuiti informatici al silicio, infatti, sono viventi come la materialità, organica e minerale, dei corpi. In questo caso le persone che assistono all’evento trovano davanti a sé, sul pavimento, uno schermo rotondo e una cabina. Dice Gilardi: “una singola persona entra nella cabina, si siede davanti ad una vasca di sabbia e può modellare un “paesaggio” nella sabbia stessa, così facendo realizza un’immagine in computer grafica che costituisce il segno personale e che viene trasmessa all’interno dell’immagine dello schermo, inserendosi nel tessuto degli altri segni individuali, rotondi, prodotti in precedenza…  Anche le altre persone presenti possono interagire premendo con un piede su tavolette sensibili”.

Ma rinnovarsi sullo schermo di intensità, di colori dei corpi, dice che si tratta di una fisica che esprime solo rapporti causali, ma esprime anche emozioni, intenzioni, motivazioni, e innanzitutto il riconoscimento dell’esistenza degli altri, nonchè l’aspirazione a una compiutezza e a una verità dell’esistenza.

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