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GIULIO MOSCA // Visioni

'Elementi', 2009 - Tempera e cera su legno

VISIONI

Solo Show di GIULIO MOSCA

Inaugurazione 25 06 2026 ore 18_22

La decisione di presentare in galleria Giulio Mosca può apparire rivoluzionaria. E forse lo è se cerchiamo di individuare gli items che la galleria va cercando quando propone un artista o le sue opere: età, ossessione, connessione con i linguaggi farciti di ricerca tecnologica, imprescindibile, sempre, la capacità tecnica.

Bene: Giulio Mosca è un artista che ha iniziato la sua carriera fra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta, mentre a Torino prendeva forma un movimento che poi si dimostrò ricco di potenzialità, frequentando gli artisti che di quel movimento erano l’anima, non vendendo, tuttavia, l’anima. Rimanendo cioè fedele a una sua visione – dell’arte e del mondo – che non urla e che rivolge lo sguardo all’ignoto – per molti ma non per lui – mi viene da pensare. Giulio Mosca è un artista che percorre ogni tecnica, dal disegno alla pittura alla scultura, in ogni sua opera trovi comunque lo spirito dello scultore. La mostra pervade gli spazi della galleria, la struttura architettonica, i percorsi, la luce fino a far pensare ad un progetto site specific. Nella realtà, nel caso di ‘Visioni’ Giulio Mosca colloca, con un naturale respiro tra le parti indicate, opere tridimensionali e a parete pienamente indicative della produzione dell’artista senza limiti di tempo. Un ampio sguardo abbraccia l’insieme dei lavori, dagli esordi fino al presente “chiarendo” in modo inequivocabile il fil rouge che ha alimentato il suo interesse per l’arte e la vita stessa: il mistero della condizione umana, declinata di volta in volta attraverso un’acuta capacità di percezione intuitiva, in aspetto filosofico, spirituale e concettuale.

Una necessità di esplorazione rivolta all’essere e al divenire. Alla memoria di un passato individuale e collettivo in apparente dissoluzione. Restando inevase molte risposte alle domande su chi siamo, cosa vogliamo, dove andiamo. Se l’uomo fosse solamente un corpo, la perdita di questo corpo metterebbe davvero fine all’identità umana. Se i profeti avessero detto il vero, l’uomo sarebbe essenzialmente di natura incorporea. Tutto ciò che non è legato alla mera transitorietà sarebbe strumento di conoscenza oltre all’apparenza, rappresentando l’immutabile. I simboli, antichi e quasi dimenticati, non appartengono ad un periodo piuttosto che ad un altro. Lasciarli cadere nell’oblio significa soltanto che diventeranno presto incomprensibili. “L’errore moderno”, come lo chiama J. Guitton consiste nel pensare che il problema di Dio riguardi la sola fede. Sembriamo essere ad una svolta della storia, alla fine di un’era, avviati ad un bivio, nel quale bisognerà decidere fra il bene e il male, la vita e la morte.

Il percorso meditativo di Giulio Mosca, ha attraversato lo spazio esistenziale. Non potendo prescindere dal misticismo cristiano della sua prima formazione, autentica e forte, ne ha riconosciuto la straordinaria carica energetica e l’ha mantenuta nel tempo. La visionarietà passionale e libera del suo temperamento si è accordata ad intuizioni intellettuali più rigorose in una regia quasi filmica di narrazione. Un dentro e un fuori immaginato, fisico e metafisico, che gioca con la realtà dello spettatore, con la sua identità più nascosta. Un “precipitato” di materiali e procedimenti, di colori e di forme che obbediscono ad un desiderio, semplicemente umano, di tradurre nel fatto l’infinito.

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