Video and Painting
Questa nuova personale di Paolo Consorti alla Gagliardi Art System / gallery si presenta costruita su un doppio registro: due video di recente produzione e una serie di lavori pittorici che da essi hanno origine. La prima opera video “Inside the secret things” (2006), interpreta il famoso III° canto dell’Inferno di Dante, quello che visualizza plasticamente il personaggio Caronte, Il traghettatore che conduce all’altra riva, e sembra – per Consorti – esprimere l’energia vitale capace di investire l’uomo quando, sfuggito all’ignavia, si abbandona al flusso della libido, Ia quale lo dominerà sotto la forma dell’ istinto. Abbiamo l’impressione che questo istinto rappresenti il punto unitivo in cui si assomma Ia forma tellurica umana e tutta l’energia cosmica. Le “anime” in tuta mimetica, pensate dall’artista, diventano I’ umanita provata dalla vita, che non ha sentito “timor di Dio”, e ora sperimenta la sua ira attraverso le fustigazioni del terribile vecchio. La metafora affiorante in questa cosmogonia dantesca, e quella dell’ lo fenomenico che simbolicamente muore, affinché I’ essere umano, vero incontinente delle passioni fisiche, risvegliato dal dolore possa vedere con occhio nuovo – I’occhio interiore – nelle profondità della propria psiche, al di là delle apparenze. II messaggio e chiaro: ogni passaggio, o “viaggio”, nel mondo interiore richiede una scelta individuale. Con queste immagini, cromaticamente dettate dall’obesità della luce artificiale, costruite su un set popolato di comparse – si veda “Correvano ignudi” e “Parole crude”- nasce una riflessione, anche teorica, che ha come temi di fondo Ia relazione tra la letteratura (in particolare la poesia) e il cinema, tra segno linguistico e Ia musica, tra archetipi comunicativi naturali e fisicità onirica, fatti istintuali e primitivi, accompagnati al brulicare di mille particolari, dettagli ossessivi,talora psichedelici, riferiti al presente, voracemente ambiguo, di un mondo sempre più vicino alla science fiction, che proietta nel futuro, con un montaggio abilissimo e una desiderio di creare simultaneità, le ambizioni del nostro tempo. Le tele che accompagnano questo video inquietante, nascono dal suo interno, anzi instaurano un dialogo linguistico capace di più piani espressivi che si intrecciano e si ibridano viralmente, portando in scena una miriade di corpi nudi, magari un po’ sfatti e bombardati di fumi sulfurei, oppure vestiti con tute bianco-nere, leopardate. Le immagini proiettate sulla superficie, sono trattate con photoshop, ma è il pennello che con virtuose velature pittoriche mette in risalto il contesto visionario, cancellando il confine tra artificio e realtà, tra simboli universali e citazioni colte, che non nascondono una memoria pasoliniana complicata da una proto-fantascienza poetica. La seconda parte della mostra è centrata sul video “Sapore aspro d’amore”, che ci porta dai vapori sulfurei e infuocati dell’opera dedicata all’ Inferno, all’idea di un altro riscaldamento: quello della terra, quello climatico del presente, che sta letteralmente sciogliendo il ghiaccio del nostro pianeta e il nostro futuro. Questo video ci racconta, attraverso un dialogo poetico tra un uomo e una donna in tuta bianco/nera, una storia d’amore, che pur volgendosi alla fine, si rivela ancora più indispensabile, al fine di dare senso alla vita. Molto significativo ci appare lo sfondo astratto, che a tratti si squarcia, per mezzo di schermi, così da farci vedere l’ombra candida di catastrofi future, o quella che l’oceano ha già proiettato sulle coste dell’Asia (Sumatra, 2004) divorando le sue prede in un istante. Infatti lo shock provocato da uno tsunami è specifico, a differenza di una tempesta, o di un tifone, non esistono segnali premonitori: arrive un’ondata, e dopo non rimane nulla. Forse Ia natura non è poi così buona. Ma è anche vero che la specie umana non ha bisogno dello tzunami per distruggersi da sola, e uno sport a cui si dedica spensieratamente con i propri mezzi. I sogni di dominio degli uomini – sempre più irresponsabili – rischiano di generare mostri che ci divoreranno. La pittura, quasi monocroma, che nasce da questa opera-video riflette i tempi sincopati delle immagini filmiche, e ne continua il discorso portato avanti per frammenti intersecantisi, ricordandoci che in questo tempo di catastrofi forse e importante “proiettarsi” in un tempo che viene dopo Ia tempesta, e quindi vedere retrospettivamente in essa un evento al tempo stesso necessario e improbabile. Caso e destino si confondono come cielo e mare.